Alessandro Panini Finotti racconta la storia del Premio Nobel….

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Il 10 gennaio, presso l’auditorium della Scuola Media Valli, abbiamo assistito ad uno spettacolo teatrale ideato e presentato da Alessandro Panini Finotti che ha coinvolto I ragazzi delle classi a tempo prolungato, non solo da spettatori ma anche da protagonisti. Alessandro Panini Finotti ha raccontato la storia del Premio Nobel e, in particolare, ha posto l’attenzione sui vincitori italiani di questo prestigioso premio. Alcuni ragazzi hanno letto alcuni passi di opere scritte da Carducci, Grazia Deledda, Montale, Rita Levi Montalcini e Quasimodo; anche Ascanio Sobrero, l’inventore della nitroglicerina, ha fatto la sua comparsa: un allievo della terza media ha impersonato l’importante chimico e medico italiano.

E’ stata un’iniziativa molto interessante per i ragazzi della Scuola Secondaria di Narni Scalo perchè hanno avuto l’opportunità di acquisire notizie importanti, raccontate da un “narratore” che ha saputo, con grande sensibilità e competenza, trasmetterle attraverso la modalità del teatro e del racconto e che ha visto i ragazzi spettatori e, nello stesso tempo, protagonisti.

Alessandro Panini Finotti è nato a Verona ed è giornalista professionista dal 1962. Ha lavorato all’Agenzia Italia e al Messaggero, sempre occupandosi di economia e di problemi del lavoro. Sulle pagine del Messaggero, negli anni Settanta, ha usato per primo l’espressione “autunno caldo” destinata a diventare un comune modo di dire. Ha curato per più di un decennio l’immagine della Confagricoltura fornendo ai giornali spunti per belle storie di uomini, prodotti e animali. Vive in Umbria sul colmo di una collina che guarda Todi, e si affanna a raccogliere pietre per costruire muri. Se la bella medievale Todi è stata definita “città ideale” lo si deve a lui.

Questo particolare pomeriggio ha permesso ai ragazzi di conoscere figure che si sono distinte per l’eccezionalità delle proprie capacità scientifiche, mediche e letterarie ma il messaggio più forte che è stato trasmesso è stato quello dell’importanza del valore umano a tutti i livelli e in tutte le sue sfaccettature. Ciò può essere sintetizzato con le parole di un’italiana eccezionale, vincitrice del Premio Nobel: “…Sono da sottovalutare le qualità che portano al successo e alla supremazia, mentre sono da elogiare gli individui dotati di una profonda e acuta sensibilità, quelli che sanno dimenticarsi completamente nella contemplazione dell’universo e nella dedizione agli altri e che sono non “senza incrinature”, ma fanno errori e sono vulnerabili. Non è l’assenza di difetti che conta, ma la passione, la generosità, la comprensione e la simpatia per il prossimo, e l’accettazione di noi stessi con i nostri errori, le nostre debolezze, le nostre tare e virtù, così simili a quelle dei nostri ascendenti e discendenti…”.